21 settembre: riconoscere l’Alzheimer per affrontarlo insieme

Ogni anno, il 21 settembre, la Giornata mondiale dell’Alzheimer richiama l’attenzione su una malattia che coinvolge non soltanto chi ne riceve la diagnosi, ma anche familiari, caregiver e professionisti.

In Italia, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, vivono circa 1,2 milioni di persone con una forma di demenza. Circa 600.000 sono interessate dalla malattia di Alzheimer, la forma di demenza più diffusa.

Dietro questi numeri ci sono persone, relazioni e percorsi assistenziali spesso lunghi e complessi. La progressiva compromissione della memoria e delle altre funzioni cognitive può modificare la capacità di orientarsi, comunicare, prendere decisioni e svolgere in autonomia le attività quotidiane. Con l’evoluzione della malattia cresce quindi il bisogno di assistenza, insieme all’impegno richiesto a familiari e operatori.

Una diagnosi tempestiva può fare la differenza

La campagna internazionale del 2026 pone l’accento sull’importanza di riconoscere precocemente i segnali della demenza, con il messaggio “The Earlier You Know, The More You Can Do: A Dementia Diagnosis Matters”: prima si conosce la diagnosi, più è possibile fare.

Dimenticanze frequenti, difficoltà nel compiere attività abituali, disorientamento, problemi nel linguaggio o cambiamenti nel comportamento non devono essere automaticamente considerati una normale conseguenza dell’età. In presenza di segnali persistenti è importante rivolgersi al medico e intraprendere un percorso di valutazione appropriato. Ricevere una diagnosi tempestiva consente alla persona e alla sua famiglia di comprendere ciò che sta accadendo, accedere ai servizi disponibili e programmare con maggiore consapevolezza le scelte future. Significa anche poter intervenire sui bisogni clinici, assistenziali, psicologici e sociali fin dalle prime fasi.

Mettere al centro la persona

L’Alzheimer non cancella l’identità, la storia e le emozioni della persona. Anche quando le capacità cognitive cambiano, restano fondamentali l’ascolto, il rispetto, la relazione e la possibilità di vivere in un contesto capace di offrire sicurezza e rassicurazione.

Prendersi cura significa guardare oltre la malattia, sostenendo per quanto possibile l’autonomia e coinvolgendo la persona nelle decisioni che la riguardano. Significa anche non lasciare soli i familiari e i caregiver, che hanno bisogno di informazioni, formazione, ascolto e supporto durante tutte le fasi del percorso.

Anche il modo in cui sono progettati gli spazi e organizzata la quotidianità può fare la differenza: riferimenti chiari, routine riconoscibili e strumenti non invasivi aiutano a preservare l’orientamento e l’autonomia, offrendo maggiore serenità alla persona e a chi se ne prende cura.

La Giornata mondiale dell’Alzheimer ci ricorda che conoscere la malattia è il primo passo per contrastare lo stigma e costruire una società più consapevole, inclusiva e vicina alle persone con demenza e alle loro famiglie.

Fonti

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